Il Patchwork

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La traduzione stà a significare “lavoro con le pezze”.

Più che un tessuto bisogna parlare di una tecnica sartoriale nata dall’esigenza di recuperare pezzi di stoffa.

La pratica infatti nacque nei secoli scorsi presso i pionieri americani che riciclavano le parti in condizioni migliori dei capi ormai consunti per la riparazione di altri capi o per la realizzazione di nuovi.

patchwork_appliquePrima della rivoluzione che rese l’America una Federazione di Stati autonoma, i coloni, tolto il necessario per sopravvivere, erano costretti a vendere i loro prodotti ai commercianti che li trasportavano in Inghilterra. Qui le materie prime venivano trasformate in materie prime e, molte delle stesse, rispedite in America e vendute ai coloni.

I prezzi delle materie prime e quelli dei manufatti erano decisi dagli industriali europei che avevano, come si dice, il coltello dalla parte del manico.patchwork_hawaiani

In questa situazione è evidente che anche il più piccolo pezzo di stoffa aveva un grande valore. Le donne avevano cura non solo di conservare i ritagli che rimanevano dalla confezione casalinga degli indumenti ma, soprattutto, di recuperare le parti ancora buone degli indumenti vecchi. Tutti questi ritagli, oltre ai sacchetti in cui erano venduti zucchero, farina e caffè, erano conservati in uno speciale sacco chiamato Scrap Bag (Sacco dei ritagli) o in uno degli onnipresenti cesti (Scrap Basket).

Questi ritagli di stoffa, inizialmente, venivano attaccati alle “preziose” trapunte per ripararle, praticamente delle semplici toppe (patch) senza un disegno definito. A forza di toppe, venivano completamente ricoperte da stoffa multicolore e multi-forma. Questo disegno casuale venne chiamato Crazy (pazzo).

Patchword molasLa vita continua e oltre alle vecchie trapunte c’era la necessità di farne di nuove per il bimbo che nasceva o il figlio che si sposava. La creatività e la voglia di trasformare le capanne di tronchi in case più accoglienti fece nascere una nuova forma di tecnica sartoriale chiamata Patchwork-Quilt.

Il Crazy ritornò di moda negli ultimi decenni del XIX° secolo a cura delle signore della ricca borghesia cittadina che confezionavano dei Crazy Quilt usando le rimanenze dei loro abiti di seta o di velluto e di broccato. Questi Quilt, che venivano usati soprattutto per le carrozzine, erano ulteriormente impreziositi da ricami in seta e da passamaneria dorata. Vi immaginate i capolavori?

Le tradizionali tipologia di patchwork dei giorni d’oggi, riguardano questi tipi di manufatti: geometrici, ne esistono migliaia di schemi; aplique e baltimora, prevedono l’inserimento di pezze sovrapposte; hawaiani, contrario del precedente, si hanno due o più teli della stessa dimensione e il telo superiore viene ritagliato per la realizzazione dei tipici decori hawaiani; molas, tipica degli indiani delle isole dell’arcipelago San Blas (Panamá) che vengono eseguiti sovrapponendo più stoffe di colori sgargianti una sull’altra e tagliando pezzo per pezzo per creare un bassorilievo; ogni volta che si fa un taglio si decide a quale colore di stoffa fermarsi e si fissa il tutto.

Negli ultimi anni il patchwork ha invaso la moda conquistando più di qualche maison con abiti di multi materiali e fantasie nei disegni.

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