Il Cotone

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La fibra di cotone si ricava dalla bambagia che avvolge i semi delle piante del genere Gossypium.

Era già conosciuto dagli Aztechi e anche in tutta l’area mediterranea, per una diffusione del tessuto di cotone in Europa però si dovette attendere fino al settecento.

Snoccioliamo qualche numero per onor di cronaca: i maggiori produttori di cotone sono la Cina, U.S.A., Pakistan, Uzbekistan e Brasile. La Cina oltre ad essere il maggior produttore mondiale è anche il maggior consumatore infatti produce 5,7 milioni di tonellate ma ne consuma 9,8. É infatti anche il maggior importatore! Pensate che, gli U.S.A. ne producono 5,2 milioni di tonellate ma ne consuma solo 1,3.

Per quanto riguarda l’Europa i maggiori produttori sono Grecia, Spagna e Bulgaria e i maggiori importatori sono Russia ed Italia.

Fiore del cotoneLa pianta allo stato selvaggio può raggiungere l’altezza di 1,5 metri ed ha una vita lunga. Cresce in paesi in cui vi è una stagione caldo-secca e una umida. La migliore qualità però si produce in zone desertiche dove il terreno viene irrigato.

Per la produzione vengono piantati i semi e ci vogliono circa 3 mesi perchè le pianti arrivino ad essere arbusti di media altezza; alla sommità degli steli ci sono i fiori che sono grandi e di colore giallo pallido. Dopo la sfioritura comincia a maturare il frutto, che è una capsula. Nei tre mesi successivi si sviluppano all’interno della capsula moltissimi peli, attaccati ai grossi semi, che si avvolgono a spirale e rimangono ben compressi. Quando il frutto è maturo, i filamenti si distendono e la capsula “scoppia”, cioè si apre liberando una bambagia soffice. Essa resta attaccata ai semi e a cinque “spicchi” dette logge.Semi del cotone

La raccolta del cotone, la bambagia, viene effettuata quando le capsule si aprono. Ancora oggi, nei paesi poveri la raccolta viene effettuata a mano mentre nei paesi più avanzati viene effettuata con macchinari che sono praticamente delle grosse aspirapolveri.

cotone-su-piantaLa sua coltivazione è però tra quelle che richiedono più lavoro. La pianta vive 200 giorni ed esige cure costanti, come la sarchiatura e l’annaffiatura. La parte più dura è però il raccolto, quando avviene manualmente, che avviene nel mese di settembre. Con un gesto rapido ma prudente, i raccoglitori devono staccare le fibre di cotone dalla loro capsula, le cui estremità secche sono taglienti come lame da rasoio.

 Il seme che viene estratto dal frutto, viene utilizzato per l’alimentazione animale ma solo per i ruminanti, ciò a causa del “Gossypol”, una tossina presente in alta concentrazione all’interno di questi semi, che provoca notevoli danni all’apparato digerente e gravi problemi di sterilità. Solo i ruminanti infatti sono immuni da questa sostanza. Il suo utilizzo però nell’alimentazione delle vacche da latte migliora notevolmente la qualità del grasso nel latte.raccolta a mano del cotone

Con la bambagia tolta dal seme avviene la produzione di tessuti.

La produzione del filato di cotone anche se con macchine moderne, avviene ancora rispettando le varie fasi degli antichi filatoi. Dopo una prima fase di pulitura dai residui della pianta avviene la fase chiamata cardatura con la quale si procede alla “pettinatura” del cotone in maniera da porre le fibre tutte allineati. da qui la formazione del filato che dopo vari passaggi arriva ad essere della finezza desiderata.

Oltre al cotone per tessuti abbiamo il cotone idrofilo usato in medicina per medicazioni come materiale assorbente. Il cotone antisettico o cotone medicato viene chiamato in farmacologia una medicazione pronta all’uso formata da cotone idrofilo imbevuto di una soluzione di acido borico, di fenolo o di iodoformio, e con quello di cotone emostatico una preparazione di cotone idrofilo imbevuto di sostanze coagulanti.
Esiste anche il cotone collodio (componente essenziale di tutti gli esplosivi da mina a base di nitroglicerina) e il cotone fulminante, esplosivo, ormai in disuso, chimicamente una trinitrocellulosa, ottenuto appunto chimicamente.

La fibra è monocellulare, ha forma di un tubo appiattito a nastro, avvolto a spirale e con i bordi brillanti; non essendo più alimentate dal succo cellulare, si essiccano attorcigliandosi (torsione naturale), e questo è uno dei fattori principali per la giusta formazione, la resistenza e l’elasticità dei filati.

Le fibre di cotone vengono suddivise in base al colore, alla lucentezza e alla morbidezza, che variano secondo la loro provenienza. Vengono ulteriormente distinti in diverse classi di valore secondo le seguenti caratteristiche: lunghezza della fibra, finezza (diametro), tenacità ed elasticità.

Il cotone è una fibra di buona elasticità a secco, maggiore a umido, e buona filabilità. La sua resistenza agli alcali, alle variazioni di temperatura, al ferro da stiro e al restringimento a umido lo rende una delle fibre più lavabili e quindi particolarmente adatta per biancheria.

Ha una marcata resistenza alla rottura, una buona resistenza all’abrasione e una sofficità che rende i tessuti di cotone particolarmente tollerabili al contatto con la pelle. I capi costruiti in cotone sono inoltre caratterizzati da una marcata capacità di far respirare la pelle e sono quindi particolarmente adatti per la fabbricazione dell’abbigliamento estivo.

I capi di cotone bianco si lavano preferibilmente a 60°, i tessuti colorati a temperature più basse. Il cotone può essere lavato a mano o in lavatrice senza particolari problemi in quanto allo stato umido migliora la sua resistenza; sarebbe bene evitare l’asciugatura alla luce diretta del sole perché questa a lungo andare indebolisce e ingiallisce la fibra.

Una bella curiosità! Vi ricordate che abbiamo detto che i semi del cotone non sono adatti per l’alimentazione umana? Bene …
Alcuni ricercatori americani sono riusciti a neutralizzare questa tossina rendendone minimo e praticamente innocuo il livello di tossicità, mantenendo la sua ricchezza proteica, tanto da far pensare che potrebbero tra qualche decennio sfamare centinaia di milioni di persone in tutto il mondo.

Nel territorio aretino, ed anche nella provincia lombarda di Sondrio, si produce un pane utilizzando questa varietà di semente; la farina proviene dall’estero, per lo più da Israele. Con questa farina di semi di cotone viene mescolata con lievito di birra sciolto in acqua salata; dopo averla impastata bene la si lascia lievitare e si formano dei pani di forma allungata, con un’incisione centrale di circa due chili di peso.
Le pagnotte, dopo la cottura nel forno, sono scure dentro ed hanno una mollica morbida.

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